Le città contemporanee e il visuale


Studiare i flussi alla Stazione Termini di Roma
Marzo 14, 2009, 1:21 pm
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Riccardo Esposito, giovane (e futuro dottorando) appassionato di ricerca sociale nell’antropologia, nella sociologia e nella comuicazione, ha effettuato insieme a Maria Elena Indelicato una interessante ricerca urbana che si inserisce appieno nella metodologia visuale.
L’obiettivo era quello di studiare i flussi di persone presso la Stazione Termini di Roma, per rispondere alla domanda se esistono percorsi privilegiati soprattutto nelle entrate e nelle uscite, trascurando i movimenti interni alla struttura.
La ricerca (fondata sulla metodologia dell’osservazione partecipante) ha fatto largo uso delle fotografie, scattate dai ricercatori durante i sopralluoghi, come dati di base da cui trarre i risultati.
Non anticipiamo niente, perché tutto il lavoro (liberamente consultabile in rete) è molto interessante.
Diciamo soltanto che Esposito e la Indelicato hanno saggiamente individuato i diversi tipi di frequentatori della Stazione, non dimenticando i soggetti disagiati e gli homeless. Ed inoltre hanno costruito una vera tipologia dei tempi (la divisione della giornata) e degli spazi (i diversi ingressi), a seconda delle funzioni, in modo da analizzare le entrate-uscite in modo comparato.
I movimenti degli «attori del palcoscenico Termini», cioè le persone, sono al centro dell’analisi, che può essere d’ausilio anche come esempio pratico per comprendere lo scopo ultimo possibile di una sociologia per immagini: aiutare il lettore, anche non esperto, a familiarizzare con ciò che sembra ovvio (in questo caso, l’uso di una stazione ferroviaria), e (perché no?) aiutare il decisore istituzionale a migliorare gli spazi in base alle necessità di chi li utilizza.

La ricerca è interamente leggibile e scaricabile dal server di Scribd.



Roma vista da Gabriele Basilico
Giugno 11, 2008, 10:03 pm
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Il fotografo milanese Gabriele Basilico, laureato in architetttura e grande esperto di fotografia urbana, ha presentato il suo ultimo libro monografico, dedicato alla città di Roma e derivato dalla committenza del Festival di Fotografia del 2007.
Basilico ha sempre fotografato in b/n salvo eccezioni, e ha sempre privilegiato l’illustrazione dei paesaggi propriamente urbani legati alla città che cambia: ad esempio la Beirut bombardata, ma anche le fabbriche dismesse nelle periferia.
Con il lavoro su Roma, invece, si dedica completamente al colore. Incappato in giornate uggiose, fotografa una Roma semi-sconosciuta adagiata sulle rive del Tevere (scelto come ideale strada e direttrice) o poco al di là del fiume, dedicandosi alle luci più opache possibili e a colori che la critica Roberta Valtorta definisce «da città lontana dal mare, come Roma però non è».
Basilico non trova “vuoti”, anche perché il Tevere non lo è, essendo pieno d’acqua: e tuttavia non rifugge dai vuoti perché, dice, essi fanno parte dell’esperienza quotidiana di tutti. E introduce così un discorso affine alla sociologia spazialista, senza però addentrarvisi.

Come altre volte, Basilico tenta di «raccontare il decadimento di una città senza infierire, cercando comunque un ordine». Egli afferma che la fotografia ha sostituito il pensare la città, ovvero quell’attività che, a suo dire, si faceva nelle facoltà di architettura negli anni ‘70. Ma per lui la fotografia si limita a quello: a documentare. Non può andare molto oltre. Anche qui, dunque, egli preferisce non addentrarsi appieno nel terreno della sociologia.

Il libro:
Gabriele Basilico, Roma 2007, Baldini Castoldi Dalai Editore (2008).
L’intervista:
Gabriele Basilico conversa con Angela Madesani, da Sull’arte.

Castel Giubileo, da Sull’arte