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Il 14 ottobre 2008 abbiamo scritto un post su come la crisi economica e dei consumi stia ridisegnando le città del mondo occidentale. Ci si soffermava su Londra e New York, perché sono le città-simbolo dei due Paesi in cui il crack finanziario è cominciato, e anche perché sono solite anticipare tendenze che poi saranno visibili altrove.
Effettivamente anche in Italia vi sono segnali di un mutamento di prospettive e usi da parte degli abitanti.
A Milano, per esempio, il direttore del Museo Triennale Bovisa (una recente e periferica “depandance” dell’importante Museo della Triennale) ha deciso di rendere gratuite le mostre di tutto il 2009. Un’immediata risposta al possibile calo di visitatori (si sa che in tempo di crisi l’arte è la prima “spesa” a subire tagli nel bilancio familiare).
Non è soltanto la cultura, però, ad avere risentito della crisi economica. L’indotto turistico ha avuto alcuni problemi nel corso dell’anno. Gli esercenti del centro storico (cioè i bar in cui i milanesi non si siederebbero mai a bere un caffè) lamentavano, a febbraio, un calo del 30-50% nei coperti. E nel Triangolo della Moda hanno lamentato (anche durante i saldi di gennaio) il calo dei compratori arabi, cinesi e (in parte) russi. Complice anche la crisi di Alitalia, che in quel momento aveva iniziato a tagliare drasticamente i voli diretti per quei Paesi.
Quanto ai milanesi, invece, si può registrare un dato: i negozi etnici sono raddoppiati nel giro di otto anni. Nati come “servizio interno” delle comunità di stranieri, hanno sempre più clienti italiani, grazie agli orari più flessibili e soprattutto ai prezzi più bassi. La città diventa multietnica nei fatti, perché questi esercizi commerciali aprono anche in quartieri non ad alta presenza di immigrati. Da una parte si potrebbe anche essere soddisfatti, questa infatti è una sorta di auto-soluzione al problema di possibili “ghetti” (se con questa parola possono essere definite, a Milano, le varie via Padova e via Paolo Sarpi, e la parola non è molto corretta).
Elisabeth Cosimi, fotografa francese, ha realizzato nel 2005 un reportage intitolato “Mirage d’Europe” sull’arrivo dei migranti nel suolo europeo: prevalentemente la Sicilia e Malta.
Si tratta di un lavoro molto accurato che tra l’altro ha appena avuto l’onore di una mostra a Parigi, alla Galleria Confluences. Il reportage non riguarda direttamente la vita nelle città, ma ci ha fatto venire in mente subito ciò che Jacob Riis faceva a New York a fine Ottocento: fotografava gli immigrati quando scendevano dalle navi e li seguiva fino ai sobborghi dove trovavano un tetto.
Un fatto è certo: per comprendere davvero la vita quotidiana del migrante bisogna risalire anche al momento dell’arrivo. Ecco perché questo reportage, che non tratta di aree urbane, è molto interessante per noi.
Tra l’altro la Cosimi si sofferma sulla quotidianità nei centri di prima accoglienza, che spesso sono il presagio di ciò che, nelle grandi città, aspetterà queste persone: sovraffollamento e condizioni molto precarie di igiene.

(da “Mirage d’Europe” di Elisabeth Cosimi)