Il fotografo milanese Gabriele Basilico, laureato in architetttura e grande esperto di fotografia urbana, ha presentato il suo ultimo libro monografico, dedicato alla città di Roma e derivato dalla committenza del Festival di Fotografia del 2007.
Basilico ha sempre fotografato in b/n salvo eccezioni, e ha sempre privilegiato l’illustrazione dei paesaggi propriamente urbani legati alla città che cambia: ad esempio la Beirut bombardata, ma anche le fabbriche dismesse nelle periferia.
Con il lavoro su Roma, invece, si dedica completamente al colore. Incappato in giornate uggiose, fotografa una Roma semi-sconosciuta adagiata sulle rive del Tevere (scelto come ideale strada e direttrice) o poco al di là del fiume, dedicandosi alle luci più opache possibili e a colori che la critica Roberta Valtorta definisce «da città lontana dal mare, come Roma però non è».
Basilico non trova “vuoti”, anche perché il Tevere non lo è, essendo pieno d’acqua: e tuttavia non rifugge dai vuoti perché, dice, essi fanno parte dell’esperienza quotidiana di tutti. E introduce così un discorso affine alla sociologia spazialista, senza però addentrarvisi.
Come altre volte, Basilico tenta di «raccontare il decadimento di una città senza infierire, cercando comunque un ordine». Egli afferma che la fotografia ha sostituito il pensare la città, ovvero quell’attività che, a suo dire, si faceva nelle facoltà di architettura negli anni ‘70. Ma per lui la fotografia si limita a quello: a documentare. Non può andare molto oltre. Anche qui, dunque, egli preferisce non addentrarsi appieno nel terreno della sociologia.
Il libro:
Gabriele Basilico, Roma 2007, Baldini Castoldi Dalai Editore (2008).
L’intervista:
Gabriele Basilico conversa con Angela Madesani, da Sull’arte.

Castel Giubileo, da Sull’arte
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