Le città contemporanee e il visuale


Camminare, la nuova frontiera dell’urbanesimo
Aprile 2, 2008, 9:50 am
Archiviato in: città, sociologia visuale

Sembra strano a dirsi, ma camminare può essere inteso come uno studio urbano fai-da-te. Non si tratta di esplorazione urbana in senso stretto, che si occupa delle aree cittadine “ai limiti”, come gli edifici abbandonati, i tunnel, gli edifici di solito riservati agli addetti ai lavori, i sotterranei delle città e così via.
Camminare è quel semplice modo di spostarsi che tutti noi usiamo.

La connessione con gli studi visuali sta nel fatto che, mentre si cammina, si può documentare con la macchina fotografica lo spazio attraversato, in due modi diversi: o in termini di illustrazione passiva o in termini di interazione. Nel secondo caso lo spazio, almeno in teoria, si modifica mentre lo attraversiamo. La fotografia diventa allora ancora più interessante.

Così come la realtà è una costruzione sociale di tutti noi, la città stessa è in continua trasformazione a causa dell’uso che se ne fa, e in questo senso camminare non è l’unico uso individuale che porta a una trasformazione, ma è quello più praticabile per documentarla contemporaneamente.

Tra i vari contributi segnalo “Walking as do-it-yourself urbanism” (2004-2007) di Kenny Cupers, dell’Università Goldsmith di Londra.


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