Le città contemporanee e il visuale


Il Fuorisalone: la città del design per immagini
Aprile 23, 2008, 6:12 pm
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Il Fuorisalone è un evento collegato da anni al Salone del Mobile di Milano, che si svolge in primavera.
La particolarità del Fuorisalone è quella di coinvolgere il mondo del design milanese in una manifestazione importante come quella fieristica. Ha avuto un successo strepitoso, ogni anno gli eventi sono decine in tutta la città e attraggono almeno altrettanti partecipanti del Salone ufficiale.
Per i non designers e non architetti, il Fuorisalone ha il pregio di mostrare una città diversa, vitale, davvero internazionale e portarla all’esterno degli studi e dei negozi, perché tutti posssano averne un vissuto totale.
Nel contesto del Fuorisalone del 2008, sono state ufficialmente raccolte più di 110mila fotografie, tutte catalogate sul sito internet. Dimostrazione che l’elemento visuale e la funzione documentativa delle immagini è ormai data per scontata nell’ambito delle manifestazioni urbane più moderne e vitali.


evento: Arik Levy, c/o Università degli Studi, fotografia di Gabriele Maggio



L’esperienza urbana nelle città digitali
Aprile 10, 2008, 8:24 pm
Archiviato in: esplorazione urbana, sociologia | Tag: ,

Uno dei grandi temi della città contemporanea è l’esperienza urbana. Quella stessa esperienza che grandi autori come Poe e Baudelaire, ma anche altri (mi viene in mente “L’assommoir” di Emile Zola) raccontavano.
Oggi è praticamente impossibile prendere una qualunque narrazione di una città e riconoscersi in essa. Innanzitutto vi è una grande pluralità di modelli, per cui ogni città ha peculiarità decisametne diverse dalle altre. E poi, soprattutto, vi è una grande pluralità di protagonisti dell’esperienza urbana.
Le “popolazioni cittadine” si sono diversificate: accanto ai residenti vi sono i pendolari, i businessmen, i city-users, i turisti. Ma anche i flaneaur, molto diversi dall’ottocentesco Baudelaire nella Parigi del suo tempo.

L’esperienza urbana come tale ha molte connessioni con l’urbanistica, perché l’agire architettonico deve incontrare (e non confliggere con) l’agire sociale di coloro che abitano nelle città, di coloro che ne fanno esperienza.
Un’altra frontiera curiosa e interessante collega l’esperienza delle città fisiche con l’esperienza delle città digitali: in altre parole studia l’influenza dei dispositivi digitali e informatici (di cui ormai le città sono piene) rispetto al modo d’interagire e di posizionarsi nel sistema sociale urbano.
Un esempio? L’articolo di Lorenzo Tripodi per DigiMag.



Camminare, la nuova frontiera dell’urbanesimo
Aprile 2, 2008, 9:50 am
Archiviato in: città, sociologia visuale

Sembra strano a dirsi, ma camminare può essere inteso come uno studio urbano fai-da-te. Non si tratta di esplorazione urbana in senso stretto, che si occupa delle aree cittadine “ai limiti”, come gli edifici abbandonati, i tunnel, gli edifici di solito riservati agli addetti ai lavori, i sotterranei delle città e così via.
Camminare è quel semplice modo di spostarsi che tutti noi usiamo.

La connessione con gli studi visuali sta nel fatto che, mentre si cammina, si può documentare con la macchina fotografica lo spazio attraversato, in due modi diversi: o in termini di illustrazione passiva o in termini di interazione. Nel secondo caso lo spazio, almeno in teoria, si modifica mentre lo attraversiamo. La fotografia diventa allora ancora più interessante.

Così come la realtà è una costruzione sociale di tutti noi, la città stessa è in continua trasformazione a causa dell’uso che se ne fa, e in questo senso camminare non è l’unico uso individuale che porta a una trasformazione, ma è quello più praticabile per documentarla contemporaneamente.

Tra i vari contributi segnalo “Walking as do-it-yourself urbanism” (2004-2007) di Kenny Cupers, dell’Università Goldsmith di Londra.